Nicola Carrozza detto Nicolò, nasce a Palermo il 26 novembre del 1904. Figlio d’arte, è avviato sin da piccolo pittura dei carretti siciliani nella bottega del padre Giuseppe, che a sua volta aveva appreso il mestiere di dipingere i carretti dal Nicola padre, il nonno del giovane Nicolò. Nicola Carrozza (il vecchio) era abilissimo pittore, tanto che negli anni successivi all’unità d’Italia, ne parla il noto antropologo palermitano Giuseppe Pitrè: “Nicola Carrozza dipinge con la mano sinistra; egli non sa di lettere, ne studiò mai disegno di sorta; le figure spuntano sotto il suo pennello senza nessuna linea precedente che ne stabilisca le proporzioni”… (da G. Capitò, Il carretto siciliano, II ed., 1960). Sembra inoltre che insegnò il mestiere anche al capostipite della famosa famiglia Ducato di Bagheria.
Il giovane Nicolò, all’età di 14 anni rimane orfano e non potendo gestire in proprio la bottega paterna, viene mandato dalla madre a lavorare nella vicino Bagheria, dove continua il suo apprendistato presso altri pittori. Nicolò Carrozza, era nella pittura, abile quanto il nonno, tanto che numerosi carrettieri desideravano una sua pittura e molti appassionati e collezionisti lo ammiravano e ne apprezzavano le sue eccellenti qualità artistiche. Negli anni ’20 a Bagheria, perfino il giovanissimo Renato Guttuso, pare abbia frequentato Nicolò (allora sedicenne), per apprendere i primi rudimenti di disegno a mano libera.
Fatti questi apparecchi, non volle differire più oltre a dar esecuzione al suo divisamento, affrettandolo a ciò la persuasione che il suo indugio lasciasse un gran male nel mondo; sì numerose erano le ingiurie che pensava di dover vendicare, i torti da raddrizzare, le ingiustizie da togliere, gli abusi da correggere, i debiti da soddisfare. Con l’avvento della meccanizzazione agricola e la diffusione delle autovetture, a partire dagli anni ’50 il carretto iniziò pian piano ad uscire di scena, tanto da cominciare ad estinguersi e facendo scomparire di conseguenza tutte le attività artigianali e maestranze connesse. Ne consegue che nel 1957, su invito del figlio Gaetano che viveva a Roma, Nicolò Carrozza si trasferisce nella capitale dando vita ad una nuova fase di produzione artistica abbastanza intensa. Su suggerimento del figlio, infatti, inizia a dipingere quadri con la tecnica del colore ad olio, trasferendo il repertorio figurativo cavalleresco dei carretti sulla tela.
In queste opere (circa una trentina), c’è una forma di sublimazione dei temi pittorici che, dalle superfici in legno del mondo popolare si spostano sulle tele acquisendo un nuovo significato. In esse si evidenzia una visione ed una progettualità più evoluta rispetto alla produzione destinata alle sponde del carretto. Certamente, nel nuovo contesto di vita, il Nicolò Carrozza, non essendo più pressato da committenti che richiedevano opere specifiche in tempi sempre più brevi, ha avuto modo di riflettere e nel “distacco” da quella realtà, è anche maturato artisticamente, pur mantenendo saldi i principi legati alla tradizione e cioè: il segno, il colore, i temi. Ne consegue una serie di quadri più evoluti e di dimensioni più grandi in cui emerge tutta la forza, la vitalità e la bellezza della sua arte che sino ad allora era rimasta incatenata alle esigenze produttive del territorio siciliano e al mondo del carretto e dei carrettieri, e che non era potuta emergere per una molteplicità di fattori.
Resta in lui ancora la voglia di raccontare, come gli animatori dell’Opera dei Pupi, le battaglie sanguinarie delle Crociate, le imprese di Carlo Magno e dei paladini di Francia ed altre storie tratte dai poemi cavallereschi del Boiardo, del Tasso ecc. Ciò che è cambiato è il destinatario, il fruitore dell’opera. Svincolandosi dalla decorazione, dagli spazi circoscritti e limitati del carretto e dal rapporto con il committente il Nicolò decide di offrire il suo prodotto ad un pubblico diverso, più vasto e forse più colto, un pubblico di città. I soggetti di questa collezione, rinnovati in un formato gigante rispetto a prima, si candidano a passare dall’ambito artigianale all’ambito artistico rivendicando una propria autonomia ed una propria creatività. Enorme è l’impegno e l’amore dedicato per anni a queste opere che egli ha sentito di dover lasciare ai posteri, minuzioso e ricco come i ricami di un corredo che potesse essere apprezzato anche dopo la sua morte.
Nicolò Carrozza muore a Roma il 9 Settembre del 1975 segnato dall’Alzaimer che gli impedirà di completare i suo ultimi tre quadri. Il figlio Gaetano che ha custodito con amore e per molti anni queste opere, dal 2009 ha deciso di farle conoscere ad un pubblico più vasto. Ha quindi raccolto 23 opere (visionabili in questo sito) creando una collezione unica nel suo genere, e partendo proprio dai territori in cui operò il padre, ha cominciato a proporre ed organizzare mostre. La prima esposizione ha avuto luogo a Partinico, nella splendida cornice della Real Cantina Borbonica dal 20 al 24 Maggio 2009 e la seconda presso Villa Cutò a Bagheria dal 29 Maggio al 4 Giugno 2010, entrambe patrocinate dai rispettivi Comuni. Attualmente sono in corso contatti con svariati Enti per ulteriori mostre sempre nell’ambito del territorio in cui la fama di Nicolò Carrozza ha avuto grande eco.
